La khata
Che cos’è
È una sciarpa utilizzata nella cultura tibetana per salutare, porgere omaggio e augurare buona fortuna. Nel buddhismo tibetano, viene portata ai maestri spirituali in segno di rispetto e devozione. In alcuni casi, viene anche riposta sugli altari o legata ai luoghi sacri. Nell’ambito non religioso, si offre nelle occasioni importanti della vita - come il compleanno, la laurea o il matrimonio - oppure come segno di ospitalità quando si riceve qualcuno e di buon auspicio per chi parte per un viaggio.
Come appare
Tradizionalmente in seta bianca o gialla, la khata oggi viene prodotta in diversi materiali (cotone e poliestere) e colori, spesso con la stampa di simboli di buon auspicio e di mantra sacri. Viene utilizzata nei paesi in cui si è diffuso il buddhismo tibetano: Mongolia, Bhutan, Nepal e in alcune regioni dell’India come il Ladakh e il Darjeeling.
Come si usa
Per offrire la khata ad un maestro spirituale o ad un monaco ci sono delle regole precise da seguire: viene piegata in due per il lato lungo e consegnata tenendola sui palmi delle mani con il corpo inclinato in avanti. Il maestro la restituisce e la mette intorno al collo in segno di benedizione. Nell’uso comune, viene semplicemente messa al collo della persona a cui porgere l’augurio o il saluto.
Perchè avere una khata personale
Come Lama Michel Rinpoche ci ha ricordato più volte citando un maestro importante: “Una persona può benedire una persona, una persona può benedire un oggetto o un luogo e un oggetto o un luogo possono benedire una persona”. Ecco perché è consigliabile avere una propria khata. Mano a mano che essa riceve le benedizioni dei maestri, le benedizioni continuano nell’oggetto.
