Il dorje e la campana
Che cosa sono
Dorje e campana sono due strumenti rituali importanti nelle pratiche del buddhismo vajrayana, sia tibetano sia newari. Il dorje - detto in sanscrito vajra - era originariamente l’arma utilizzata dal dio vedico della pioggia, Indra. Il nome sanscrito significa “fulmine, diamante” per indicare la sua indistruttibilità; nel contesto buddhista vajrayana indica stabilità della mente e potere spirituale. La campana - utilizzata anche in altri contesti religiosi - viene normalmente personalizzata con simboli e immagini del buddhismo vajrayana.
Come appaiono
Il dorje ha una sfera centrale su cui posano, ai lati, due fiori di loto. Dai fiori di loto si dipartono punte di numero dispari (normalmente 5 oppure 9) che poi si riuniscono alle due estremità. Normalmente in bronzo o ottone, esiste di diverse misure a seconda dell’uso. Ad esempio, all’ingresso di templi e stupa, soprattutto in Nepal, si trova di dimensioni molto grandi. La campana, anch’essa in bronzo o ottone, viene decorata con simboli vajrayana e l’impugnatura è realizzata con un mezzo dorje.
Significato simbolico
Nella pratica tantrica del buddhismo tibetano, il dorje rappresenta l’energia maschile e il metodo, ovvero amore e compassione, ma anche beatitudine. La campana, invece, rappresenta l’energia femminile e la saggezza, cioè la corretta visione della realtà, ma anche la vacuità. L’obiettivo del praticante buddhista è di sviluppare metodo e saggezza insieme, l’unione di beatitudine e vacuità e per questo dorje e campana vengono sempre utilizzati insieme.
Come si usano
Il dorje viene impugnato nella mano destra mentre la campana viene impugnata nella mano sinistra. L’utilizzo della campana richiede un certo allenamento che riguarda soprattutto il movimento del polso. Esiste un esercizio che viene proposto per allenare sia l’uso della campana sia di un altro strumento chiamato damaru, che presenteremo più avanti.
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